Eppur si ripete feroce…

eppur si muove feroce

Racconto di corsi e ricorsi, di strade, esistenze e di una Scampia che resiste.

Ritornare a stretto contatto con la natura, ripercorrere strade, rioni, campi rom, costruire bellezza nonostante la miopia e il cinismo della politica, è una necessità oltre che fa bene all’anima.

Ciò che ci turba…

Ciò che davvero ci turba profondamente è ritornare a fare campi estivi come più di 15 anni fa, quando la nostra sede era una baracca al campo rom, avamposto di apertura alla città in un processo osmotico di conoscenza, e ritrovare lo stesso se non peggiore scempio sociale.

Baracca, scola Jungla, chi rom e...chi no
Baracca, scola Jungla, Chi rom e…chi no

Occhi che riconosco

La seconda generazione

Quando circa un mese fa, con nuove grandi coraggiose compagne di avventura, siamo ritornate nel rione, per rintracciare la discendenza, chiedevo ai bimbi che incontravamo di dirmi chi fosse la madre, “raccontami di tuo padre….”. E così piano piano occhi e corpi di bambini e bambine mi hanno rimandato ad un passato familiare.

Sono figli e figlie di madri e padri con cui 20 anni fa abbiamo iniziato questa esperienza di comunità ancora in corso, una seconda generazione tormentata dalle fragilità dei loro avi. Una generazione assediata da una condizione ambientale e sociale che mortifica la loro esistenza restringendo il loro orizzonte ad un ghetto dove difficilmente trovi via d’uscita.

Un teatrino già vissuto

Temere di pungersi un piede con le tante siringhe ritornate a fare da tappeto in uno dei rioni di Scampia. Il via vai degli acquirenti con occhi spauriti e assenti, il sistema che alleva i pulcini, sempre più piccoli, sempre più esposti a venditori di morte è un teatrino che ho già visto e vissuto che come Chi rom e…chi no, insieme ai nostri compagni di viaggio, abbiamo già attraversato.

“Eppur si ripete feroce, senza orizzonti a vista”

Questo ricorso storico, è davvero un pugno allo stomaco, ma che comunque come diceva Primo Levi:


Per voi che tornate a casa nelle vostre tiepide case” è un passaggio ma per chi li ci vive, resta una storia perenne e terribile, un genocidio di umanità.

La perenne storia di un’infanzia negata

Mi domando se si può dopo tanta storia, il mercato della droga più fervido d’Europa, la faida, le condanne, la depressione, la fame, e ancora l’assenza di prospettive, la mancanza di occasioni e possibilità di riscatto concrete, avere un popolo di oppressi e accettare la perenne storia di un’infanzia negata che dura oramai da almeno due se non tre generazioni?

Tessere relazioni e lavorare sulla rabbia

Incontrarsi tutti i giorni in questa calda e particolare estate per tessere relazioni, lavorare sulla rabbia, sulla repressione, l’abbandono, la povertà educativa, fornire strumenti, far sorridere, scoprire cose mai viste supper vicine a casa, e parte di ciò che facciamo.

“Penelopi” di altri mondi

E poi stare li, aspettare un segnale timido, essere pronte come “Penelopi di altri mondi”, dotate di aghi spuntiti e fili fragili di erba, a tessere sogni, trasformare le paura, raccogliere il sentimento di inadeguatezza e accompagnarli per mano costruendo fiducia in sé stessi e nel mondo intorno, oggi come ieri insieme.

Chi rom e...chi no in villa comunale a Scampia

Sonno e sogni negati

Qui i sogni sono negati perfino nel profondo della notte, perchè si sta svegli in strada fino a tardi anche se hai meno di 10 anni e poi il sogno richiede immaginazione e qui la realtà è fin troppo opprimente da lasciar spazio all’immaginario, al desiderio.

Nel campo rom che sta a Scampia da 30 anni pari sfacelo umano e ambientale. I rifiuti non vengono prelevati in modo ordinario e questo da sempre, i cumuli di sporcizia e topi sovrastano la vista e tolgono a tratti il respiro, documenti e lavoro, un vero miraggio.

Resistere nella terra di mezzo

E’ in questa terra di mezzo che proviamo da tanti anni a collocarci, insieme a loro, respirando l’odore acre dei rifiuti e scansandoci siringhe da sotto i piedi, senza nessun pietismo, senza rassegnazione, nella consapevelozza che si tratta di una lotta contro i Titani, gli stessi Titani che dovrebbero stare a guardia dei diritti di tutti in primis dell’infanzia, garantire giustizia popolare e invece sono loro i fantasmi che generano i mostri più feroci.

Siamo nel mezzo, studiando, in ascolto per capire le strade giuste da percorrere per costruire ogni giorno bellezza e dignità, relazioni di amicizia di rispetto per se stessi, per la natura, per gli altri, almeno fino al tramonto, tanto domani il sole sorgerà presto.

di Barbara Pierro, presidente dell’associazione Chi rom…e chi no

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