La didattica a distanza tra disuguaglianze e cemento

didattica a distanza

Per un ritorno alla Natura

Vogliamo parlarvi anche noi della didattica a distanza. 

Di recente la ministra all’istruzione, Lucia Azzolina, afferma che un milione e seicentomila ragazze e ragazzi e non sono ancora raggiunti da alcuna forma di didattica. Durante questo periodo tanto complesso, segnato dalla pandemia del covid19,  il diritto all’istruzione è a tutti gli effetti, sospeso per almeno un ragazzo su cinque.

Ma non bisogna escludere da queste stime coloro che riscontrano problemi di connessione o per altre difficoltà non riescono a stare al passo della didattica a distanza. 
In molte case i computer, i tablet e gli smartphone sono condivisi e spesso è difficile conciliare i tempi.

Didattica a distanza – didattica d’emergenza

In un articolo pubblicato qualche giorno fa, Franco Lorenzoni definisce questa modalità assunta dalla scuola come “didattica dell’emergenza”. E noi sappiamo bene che le soluzioni emergenziali sono il più delle volte carenti sul fronte della qualità.

Da anni ci interroghiamo sul metodo pedagogico attraverso l’educazione attiva, la formazione, la progettazione con insegnanti, educatori, educatrici, attivisti ed attiviste, reti territoriali informali e reti istituzionali. 

Didattica dell’individualità

Se prima la scuola si era ridotta alle pareti di cemento di un edificio, con una cattedra che separava l’insegnante dal bambino, con la didattica a distanza, la separazione dell’individuo ed il resto del mondo diventa ancora più grande. Potremmo dire che si tratti di una didattica dell’individualità. 

Abbiamo sempre ritenuto che l’insegnamento fosse soprattutto un’attività di cura e relazione.

Una scuola lontana dai bisogni

Questa situazione ci mostra quanto la scuola sia sempre più lontana dai bisogni dell’infanzia e meno a misura di bambino, bambina-ragazzo, ragazza. Concepita come edificio piuttosto che luogo d’esperienza e di crescita. O ancora peggio come luogo di produzione, somministrazione, consegna, controllo e valutazione (resta ferma la domanda di cosa?). Con dirigenti (non più prèsidi) oberati da una burocrazia scolastica che chiede soltanto di stare al passo. Di dimostrare la conclusione dei programmi tal quale come prima anche ora come se nulla fosse, senza tener conto che tutto è artefatto e si sviluppa attraverso un computer. Una scuola, una dimensione distorta nello spazio e nel tempo.

Didattica dell’irruzione

Un tempo in cui con la didattica d’emergenza si è entrati nelle case di tanti bambini e bambine violando la loro intimità. Una sfera fatta anche spesso di tante fragilità, vivendo un tempo caratterizzato dalla trascuratezza nel guardare, ascoltare, consentire il movimento dei corpi. Una didattica che definiremmo anche dell’irruzione.

Una scuola che zittisce una mano che scrive un commento o che silenzia un compagno durante la lezione. 

L’assenza di una visione politica per la scuola

Se l’educazione rappresenta lo strumento per poter leggere e interpretare il mondo, che tipo di imprinting sta costruendo la scuola oggi? A quale tipo di educazione e di futuro questa impostazione risponde?

Non crediamo ci possano esserci risposte preconfezionate certe e sicure in un tempo così complesso come quello che stiamo attraversando.

Ma ciò che più ci colpisce è l’assenza totale di una visione politica in grado di delineare un orizzonte educativo. Una visione che tenga insieme le tante istanze che la scuola e l’educazione devono esser capaci di contenere a partire dai bisogni dei bambini e delle bambine speciali con le loro famiglie.  La scuola e l’educazione non possono trascurare la necessità di essere strumento di crescita personale e collettiva in una dimensione di apprendimento esperienziale. Una dimensione che consente di sviluppare come diceva Don Milani, il senso critico e l’uso della parola, consentendo in ciascuno/a il riscatto sociale e l’emancipazione.

Per una didattica dello spazio pubblico ed in natura

Se sin dagli inizi del nostro percorso ci siamo posti l’obiettivo di riappropriarci dello spazio pubblico come luogo di crescita e apprendimento naturale. Di abitare gli spazi urbani e inurbani e di aprire la scuola alla natura.

Ora questo non è solo un auspicio ma una chance e una vera e propria necessità se si vuole evitare di tornare a settembre davanti ad un device a distanza inquietantemente rassicurante dal mondo. 

Scola Jungla, chi rom e chi no. Didattica a distanza
La Scola Jungla, Via Cupa Perillo.

Negli ultimi anni da quando abbiamo lasciato lo spazio in natura della scola Jungla, abbiamo intensificato le attività ed i laboratori pedagogici nella natura. In particolare nello splendido Parco Pubblico di Scampia, anche in stretta collaborazione con la scuola Eugenio Montale di Scampia. Insieme abbiamo organizzato formazioni e autoformazioni sul come stare, giocare, apprendere, fare comunità in spazi e luoghi aperti e naturali. 

Comunità educante in villa comunale
Comunità educante. Conviviamo in villa comunale a Scampia

Riconciliarsi con la natura

Riteniamo da sempre una priorità riconciliarsi con la natura, perché la natura è osservazione, percezione, esperienza e crescita, ma questo deve essere consentito da una politica in grado di aprire e manutenere gli spazi soprattutto quelli pubblici, esterni, i cortili delle scuole abbandonate a loro stesse e soprattutto nel sud, l’ecologia deve essere una priorità e il tema deve essere sostenibile, il cambiamento di percezione sull’essenzialità di natura e educazione, passa per scelte politiche precise che hanno a che fare con le produzioni, i consumi, il lavoro, gli investimenti.

Per un’educazione diffusa

Parlare oggi di educazione deve poter significare poter parlare di città e urbanistica, di spazi fisici, di scuole ed edifici, di mobilità, di ecologia e attraversabilità in sicurezza delle città da parte dell’infanzia, non tener insieme questi binomi significa rinunciare alla sfida del cambiamento ecologico e sostenibile per il prossimo futuro riducendo il discorso sull’educazione diffusa e in natura ad uno slogano velleitario.


Nessuna descrizione, nessuna immagine di libro può sostituire la visione reale degli alberi di un bosco con tutta la vita che si svolge intorno ad essi.

Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza

Che questa pandemia sia l’occasione che ci conduca a prendere spazio e a riappropriarci dello spazio pubblico a “contattare” finalmente la natura.  

Leggi anche il nostro racconto di una giornata speciale al Parco Pubblico di Scampia.